Il Piemonte inizia il percorso per avere più autonomia

 

 

 

 

 

 

 

 

La Regione Piemonte ha avviato il percorso per la definizione dei maggiori spazi di autonomia consentiti dall’articolo 116 della Costituzione ed utili per lo sviluppo sociale ed economico: nel corso di un incontro che il presidente e il vicepresidente hanno avuto l’11 gennaio a Roma con il sottosegretario agli Affari regionali insieme al presidente della Liguria è stato deciso che Piemonte e Liguria siederanno al tavolo già aperto fra Governo, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna su lavoro, istruzione, formazione, ambiente e sanità, implementato con il tema della previdenza integrativa per fronteggiare le crescenti cronicità legate all’invecchiamento della popolazione. Saranno inoltre aperti altri tre tavoli specifici su territorio (con approfondimenti sulla montagna), infrastrutture e logistica, beni culturali. L’obiettivo é l’approvazione entro i primi di febbraio di un documento di intesa che affronti, unendo Regioni e Governo, il tema delle risorse finanziarie.

L’incontro è stato successivo all’approvazione da parte della Giunta regionale, nel corso di una riunione straordinaria tenutasi il 10 gennaio, di una delibera che individua nella sanità, nei beni paesaggistici e culturali, nelle politiche attive del lavoro, nell’istruzione e formazione, nella montagna, nella finanza pubblica, nell’ambiente, nell’internazionalizzazione del sistema industriale le materie sulle quali ottenere più autonomia sotto i profili legislativo ed amministrativo.

Come ha precisato il presidente illustrando il provvedimento, si punta ad un regionalismo virtuoso che non intende ottenere più potere e più soldi, bensì dare maggiore efficacia alle politiche della Regione. L’biettivo è duplice: da un lato rendere più efficace nel medio periodo l’azione regionale, e dallì’altro riscrivere le regole per far lavorare meglio lo Stato e meglio le Regioni, anche nella convinzione che se Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia si muoveranno insieme potrebbe finalmente prendere forma l’idea della Macroregione funzionale del nord-ovest. Riprendendo alcune considerazioni svolte durante la conferenza stampa di fine anno, il presidente ha sostenuto che si è assunta questa iniziativa quando si è avuta la certezza di avere i conti a posto, in modo da essere sufficientemente forti da poter sostenere un eventuale maggiore carico finanziario.

Il vicepresidente ha poi chiarito che l’autonomia va giocata non sulla quantità ma sulla qualità delle funzioni chieste, nella convinzione che limitarsi a poche materie rende evidente come la richiesta di autonomia non sia in termini di rivendicazione ma di volontà di sostenere la crescita del Piemonte. Ed ha inoltre ricordato che si tratta di un percorso che parte da lontano, in quanto già nel luglio 2008 il Consiglio regionale approvò una deliberazione che domandava autonomia differenziata su diverse materie, la maggior parte uguale a quelle proposte individuate adesso.

Nel dettaglio, la Regione Piemonte chiede:
* di eliminare i vincoli di destinazione sulle risorse del Fondo sanitario nazionale, valorizzare il suo ruolo riguardante la programmazione dell’offerta formativa dei professionisti sanitari, dimettere il patrimonio edilizio obsoleto e non più utilizzabile per nuovi investimenti sanitari;
* di promuovere forme di previdenza integrativa limitatamente agli interventi relativi alle non autosufficienze, ruolo particolarmente importante in un territorio che ha una composizione demografica nella quale rilevante è il peso della popolazione con più di 65 anni;
* di mettere a frutto la quasi decennale esperienza maturata in ordine alla flessibilizzazione dei vincoli di finanza pubblica degli enti locali nell’ambito del cosiddetto Patto regionale, al fine di promuovere a agevolare gli investimenti;
* di ricondurre ad unità il sistema delle politiche attive del lavoro, per consentire la flessibilizzazione degli interventi e renderli adeguati e funzionali alla durata dei diversi strumenti di sostegno al reddito e la loro piena integrazione con il sistema della formazione e dell’istruzione per i giovani e gli adulti;
* di ottenere le risorse necessarie per garantire ai giovani di scegliere se assolvere il diritto-dovere all’istruzione e formazione nel “sistema di istruzione” o nel “sistema di istruzione e formazione professionale” e garantire una risposta formativa qualificata, rispondente e coerente con le specificità dei sistemi produttivi territoriali, tale da permettere l’incremento dell’occupazione, ridurre il tasso di dispersione scolastica, innalzare la percentuale dei giovani che hanno una istruzione di livello secondario e terziario;
* di avere le funzioni di competenza statale in materia di edilizia scolastica, diritto allo studio, ristorazione collettiva nelle scuole, disciplina dell’assegnazione dei contributi alle istituzioni scolastiche paritarie, degli organi collegiali territoriali della scuola e dell’educazione degli adulti;
* di conseguire le risorse per nuovi investimenti/insediamenti produttivi e per sostenere le filiere produttive più strategiche e di avviare la semplificazione amministrativa in materia urbanistica per nuovi insediamenti e/o recupero aree industriali dimesse, l’autonomia nella possibilità di definire protocolli e modelli per specifiche sperimentazioni in grado di attrarre investimenti, ampliare la rete dei partner internazionali, incrementare le attività di ricerca e sviluppo favorendo sempre di più
l’industrializzazione dei risultati della ricerca in uno scenario globale;
* di acquisire la titolarità o della gestione dei beni culturali statali presenti sul territorio (musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche, complessi monumentali);
* di vedersi riconosciuta una migliore operatività nel recupero e nella trasformazione del patrimonio edilizio esistente, nonché nell’attuazione della pianificazione paesaggistica e nella gestione autorizzativa degli interventi sul territorio, considerando che si è dotata di Piano paesaggistico regionale;
* di avere l’autonomia legislativa utile per attuare politiche di ricomposizione fondiaria per governare l’assetto del territorio e lo sviluppo delle piccole aziende agricole nelle zone di montagna;
* di avere maggiore autonomia rispetto agli aspetti procedimentali e finanziari relativi alla gestione delle acque, alla pianificazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, al contrasto degli effetti dei cambiamenti climatici (su tutti alluvioni e siccità) con discipline normative regionali di prospettiva pluriennale coerenti con le specificità territoriali su cui tali effetti si manifestano.

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