PER L’AUTONOMIA DELL’UPO NESSUN “PATTO DELL’OSTERIA” di Renzo Penna

Non so da quale fonte il magnifico rettore Cesare Emanuel abbia ricavato l’informazione che per l’autonomia dell’Università del Piemonte Orientale sia stata decisivo l’incontro di un gruppo di parlamentari di Alessandria, Vercelli e Novara, i quali “strinsero un patto in un’osteria romana”. Avendo seguito dal dicembre 1996 alla fine del luglio ‘97 l’intero iter parlamentare che ha portato, da parte del Governo e del Ministro Luigi Berlinguer, all’istituzione di quattro nuove sedi universitarie: Benevento, Catanzaro, della Lombardia Occidentale (Como, Varese) e del Piemonte Orientale (Alessandria, Novara e Vercelli), ricordo che la ‘conquista’ dell’autonomia del Piemonte Orientale fu il frutto di un aspro confronto, durato mesi, che contrappose l’Università di Torino (Rettore e Senato accademico) e i parlamentari torinesi dell’Ulivo, con gli Enti locali e i parlamentari delle tre province piemontesi interessate. Un confronto che si svolse con decine di incontri, sia in sede di commissione Cultura, che di maggioranza con il sottosegretario Luciano Guerzoni (aveva la delega per l’Università) e, nella fase decisiva, con il ministro Berlinguer.

Quindi l’opposto di una intesa orchestrata di nascosto da un gruppo di parlamentari in un “locale pubblico”. Il tutto avvenne nella massima trasparenza e con una puntuale informazione. La cronaca di quella “autonomia conquistata” si ritrova in un istant book di 180 pagine pubblicato nel gennaio ’98.[1] Vide impegnati innumerevoli soggetti: i sindaci dei Comuni, i presidenti delle Province, i Consiglieri regionali del Piemonte orientale, i mezzi dell’informazione locale, ad Alessandria si pronunciò esplicitamente a favore anche il Vescovo Fernando Charrier.

Certo quando, in contrasto con le decisioni del Piano Triennale (1994/1996), il sottosegretario si pronunciò per un parere negativo sull’autonomia del Piemonte Orientale, mentre approvava quelle delle altre tre sedi, i parlamentari (Deputati e Senatori) dei territori interessati si incontrarono alla Camera più volte, prendendo nettamente e pubblicamente posizione a favore dell’autonomia. Come era naturale il compito più impegnativo toccò ai parlamentari dell’Ulivo convincere il proprio Governo e confrontarsi e scontrarsi con i deputati e i senatori di Torino della propria parte politica. Parlamentari autorevoli come Furio Colombo, la professoressa Chiara Acciarini e il professor Sergio Soave di Savigliano. Nel merito si divise anche la Cgil del Piemonte e Adriano Marchegiani sostenne con competenza le ragioni dell’autonomia per la Camera del Lavoro di Alessandria

Ricordo, in particolare, la determinazione dell’ingegner Giancarlo Lombardi di Biella, della Margherita, e del sindaco di Novara Giovanni Correnti, del PDS; e l’aiuto e i consigli del professor Antonio Ruberti, già rettore della Sapienza, che venne in Alessandria per un convegno e incontrò la Società per l’Università alessandrina presieduta da Gianluca Veronesi. Tra i parlamentari di Torino Sergio Chiamparino mantenne in tutta la discussione una posizione equilibrata, ma era noto che, ad esempio, il presidente della Camera Luciano Violante parteggiasse apertamente per le tesi dell’Università di Torino e del rettore Rinaldo Bertolino.

Ai primi di luglio 20 deputati e 9 senatori del Piemonte confermarono in un documento inviato al ministro la loro chiara indicazione a favore del riconoscimento della piena autonomia della seconda Università del Piemonte con proprio Rettorato. Posizione che indusse, infine, Berlinguer a cambiare l’indirizzo sostenuto dal sottosegretario Guerzoni. Il 29 luglio ‘97 la VII Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera votò una risoluzione, sostenuta da tutti i capogruppo, che impegnava il Governo a dare attuazione al Piano   Triennale anche per il Piemonte Orientale.

L’anno seguente, alla prima inaugurazione dell’anno accademico del nuovo Ateneo che si tenne a Vercelli, mi trovai seduto accanto al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. La sua soddisfazione era evidente, forse, da novarese, anche la sua opinione aveva contato.

 Renzo PENNA

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