La straordinaria potenza di una voce per la libertà

Accendi la radio. BBSI. E hai la tua colonna sonora. Oggi è “Una rosa blu” di Zarrillo a riempirti il cuore… già… oggi, quando Bob con uno dei colpi di testa che lo contraddistingueva, ha deciso di lasciarci. Senza tante parole e senza mezze misure, in fretta. Troppo in fretta per crederci.

Per noi, che in Radio ci andavamo di frequente, si è rabbuiato l’orizzonte e l’alba è saltata al tramonto. E l’imbrunire ci ha raccolto con le sue ultime lacrime nel ricordo che solo gli amici più veri ti suscitano.

Perché Bob, anzi Giuseppe Accardo, era stato un antesignano della radio libera in Alessandria. E quel senso di libertà lo aveva mantenuto intatto per i 41 anni che si erano snocciolati fin dal ’76 in un’emittente che già partiva da un peccato di superbia, tenendo il suo nome di battaglia all’interno di quella sigla a mezzo tra il suo ego e Londra. Tra Bob e la BBC, c’era BBSI. Stessa pronuncia, un’intuizione famelica di creatività postfuturista, uno sforzo immane per superare il provincialismo.

Non c’è che dire. A Bob piaceva competere. Con le altre radio, con i giornali più grandi di lui, con la politica, con le istituzioni prendendo il piglio del cittadino senza catene che ha voce per contrapporsi.

Eh, sì, la voce… ultimamente la usava poco nelle lunghe dirette ove preferiva discutere che annunciare. Riteneva più maturo offrire un ragionamento che snocciolare titoli di canzoni, preferiva scrivere dosi illimitate di editoriali sulle colonne della sua invenzione più moderna: un giornale antico da offrire alla lettura senza barriere economiche, per poter contrapporsi alla crescente prepotenza del web offrendo ai lettori meno tecnologici un prodotto informativo dosato e costante.

Sull’informazione l’avevo seguito fin da metà degli anni ottanta del secolo scorso, quando aveva deciso che io dovessi firmare la testata, senza poter oppormi. Del resto Bob era così. Immediato, generoso e avido di nuove esperienze. L’informazione penso lo divertisse, sebbene non me lo avesse mai rivelato. In fondo si trattava di dar forza alla radio con nuovi strumenti e di costruire intorno ad un centro per i giovani una perpetua animazione in un quartiere come il Cristo che altre radio non aveva. Come se l’etere potesse essere contenuto tra i confini geopolitici di un rione che si stava ingrandendo a vista d’occhio e che era il vero bacino di Bbsi, la straordinaria intuizione di Bob, che aveva legato, in quel giardino oscurato alla vista dei più dall’imprenditoria dei Pera, migliaia di ascoltatori alle cangianti trasmissioni e alle continue animazioni tra Carnevali, capodanni, feste di rione.

Così aveva continuato, assetato di novità, tenendo sotto controllo lo scatenato lavorio di Stefano Venneri, in cerca di record mondiali che a Bob piacevano per quelle stesse ragioni che gli avevano fatto scegliere non uno nome per la radio, quanto una pronuncia. Il mondo non lo spaventava così come il sentimento dall’Est, anche se voleva tenere per sé il senso allargato di una famiglia. O forse sarebbe meglio dire tenere dentro di se i ricordi felici insieme ad un’esistenza rinnovata, rigenerata, arricchita da nuovi affetti. Forse anche per garantirsi lo spazio di un futuro, oggi, da spostare su altri che potrebbero essere in grado di raccogliere un pesante testimone e ricondurre il tutto ad una sfida continua con Alessandria, il Cristo, la sua gente…

… una rosa blu continua a suonare. Ora è musica pop. Negli anni settanta pop era il progressive rock, l’altra era musica leggera…

Intanto è passato lo spazio di un attimo e Il ricordo di Bob è ora l’unico tesoro possibile. Ci si vede alla prossima…

Piercarlo Fabbio

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