Arrestato funzionario vaticano: era in possesso di materiale pedopornografico

Un altro scandalo di pedopornografia arriva dal #vaticano: proprio ieri è stato arrestato monsignor Carlo Alberto Capella, con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico [VIDEO]. Una figura di spicco in Vaticano per essere l’ex funzionario della Nunziatura di Washington, che però ha dato un altro duro colpo alla Santa Sede.

 Chi è monsignor Capella e che ruoli ha avuto nella Santa Sede

Nato a Milano, ma di origini emiliane, ora 50enne, l’uomo è stato ordinato sacerdote dalla diocesi ambrosiana. Aveva lavorato come officiale presso la Segreteria di Stato nella Sezione per i Rapporti con gli Stati e era stato inviato come segretario nella sede diplomatica di Washington, nello stesso luogo in cui sono cominciati i reati a lui addebitati.

Le indagini svolte e la successiva cattura del monsignore

Il giudice istruttore del Tribunale della Santa Sede, Gian Piero Milano, ha emesso un mandato di cattura che è stato eseguito ieri dalla stessa gendarmeria Vaticana. Un’ indagine messa in atto dopo una denuncia arrivata dal governo degli Stati Uniti ha riscontrato che il vescovo era in possesso di materiale pedopornografico: una quantità ingente, che rimarrà fra i casi più gravi, che ha fatto scattare l’arresto del vescovo. L’allarme nei suoi confronti erano iniziate nell’agosto del 2017 quando gli Stati Uniti avevano notificato in Vaticano una presunta violazione delle norme [VIDEO]in merito proprio alla detenzione di questo tipo di materiale. Subito dopo era arrivata una notifica simile dal Canada, con la stessa identica accusa.

Per di più, il vescovo aveva anche utilizzato per queste finalità lo stesso computer della chiesa locale. Una “disattenzione” che ha permesso la scoperta.

Cosa rischia il monsignore secondo la legge Vaticana

Ora monsignor Capella rischia fino a cinque anni di detenzione, secondo quanto precisato dalla legge VIII del 2013 della stessa Santa Sede: chiunque distribuisca o detenga materiale pedopornografico, ovvero materiale finalizzato ad istigare o ad addestrare allo sfruttamento sessuale di minori deve essere punito con la reclusione che va da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.500 a 50mila. Più la quantità è ingente, più la pena sarà dura. E tenendo conto che il possesso di materiale pedopornografico in questo caso è fra i più ingenti, il vescovo è a tutti gli effetti prossimo all’avere il massimo della pena prevista dalla legge. #reato

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