LA CAMERA DI COMMERCIO DI ALESSANDRIA-ASTI E’ IN DIRITTURA D’ARRIVO Pubblicato il decreto in Gazzetta Ufficiale

 

 

 

 

 

 

 

Il decreto firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, lo scorso 8 agosto, e pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” il 19 settembre, ha avviato una fase importante per il futuro delle Camere di commercio italiane. Viene ridisegnata la mappa dei territori, con solo 60 Camere al posto delle 105 di pochi anni fa, e viene anche ridefinito il quadro delle competenze. L’impegno per la diffusione dell’innovazione e del digitale presso le PMI, l’azione di avvicinamento tra domanda e offerta di lavoro in particolare in favore dei giovani, l’alternanza scuola-lavoro, il sostegno alle politiche turistiche e di promozione dei beni e dei sistemi culturali, sono alcune delle nuove funzioni che il Governo ha affidato alle Camere. La tenuta dell’anagrafe economica del Paese attraverso lo strumento informatico del Registro Imprese è un altro fondamentale compito che il decreto conferma in capo alle Camere. La promozione delle componenti produttive maggiormente significative dei territori rimane come elemento importante, a condizione che – così come avviene nel caso locale – la Camera abbia risorse per occuparsi anche di questi settori.

Come già noto, ma ora il dato è ufficiale, in Piemonte le Camere di Commercio saranno quattro: Torino, Cuneo, Alessandria-Asti e Piemonte orientale. Il presidente Coscia ha voluto soffermarsi sulle grandezze economiche della nuova Camera: “Alessandria e Asti, insieme, rappresentano un bacino demografico di 643.335 abitanti (426.658 per Alessandria, 216.677 per Asti), sul quale opera quotidianamente una struttura imprenditoriale di oltre 83.000 aziende. Una realtà importante su scala regionale, alla quale forniamo, ad esempio, un contributo decisivo sul piano dell’export. Il bilancio della nuova Camera ci dovrà garantire la sostenibilità economico-finanziaria, con una sola azienda speciale e un personale pari a poco meno di 100 unità. Il nuovo ente nasce ben patrimonializzato e siamo certi che, superata l’attuale fase di riduzione delle entrate, potrà operare efficacemente in favore di tutte le imprese del territorio. Inoltre – aggiunge Coscia – non dimentichiamo il concetto di Monferrato: anch’esso rappresenta un patrimonio che ci unisce, un brand che abbiamo il dovere di far fruttare anche nella logica di valorizzazione del patrimonio Unesco. In questo senso già negli anni scorsi abbiamo lavorato proficuamente col presidente Erminio Renato Goria, che voglio ringraziare personalmente per la qualità dell’impegno profuso”.

Queste le dichiarazioni del segretario generale della Camera di commercio di Alessandria, Roberto Livraghi, che il decreto di agosto ha nominato Commissario della futura Camera di Alessandria-Asti. “La nomina a Commissario è un fatto eminentemente tecnico che non va a incidere sull’operatività degli organi delle due attuali Camere di Commercio. Alessandria e Asti, infatti, fino alla conclusione del percorso di accorpamento continueranno ad avere in funzione i propri rispettivi presidenti, giunte, consigli e revisori dei conti.

Il Commissario ha soltanto il compito di avviare la procedura di aggregazione territoriale, da un lato approvando una breve norma statutaria che prevede la creazione della nuova Camera di commercio, dall’altro facendo partire le procedure per il rinnovo del Consiglio, un Consiglio che sarà composto da 33 componenti espressione delle categorie economiche delle due province di Asti e di Alessandria”.

Livraghi, partendo dalla sua esperienza come segretario generale della Camera alessandrina, è convinto della bontà dell’accorpamento, “un’occasione di rilancio per i due territori“. “Qui ad Alessandria – spiega – noi pensiamo che un po’ di rinnovamento nel sistema delle Camere fosse necessario. E crediamo davvero che la riforma possa modernizzare l’ente. Negli ultimi tre anni, 2015, 2016 e 2017, il bilancio dell’ente è stato tagliato del 50% per decreto: su questa misura ho sempre avuto forti riserve, così come non mi sembra condivisibile la decisione di azzerare i compensi degli amministratori.

. Leggo queste decisioni come frutti di una stagione in cui la riforma rischiava di essere più una penalizzazione del sistema che non una vera e propria rifondazione. Adesso però le Camere, che hanno una storia di oltre un secolo e mezzo e che sono insieme punto di riferimento per le PMI e punto avanzato di tutta la Pubblica Amministrazione italiana, sono sopravvissute alla stagione negativa e sembra che il peggio sia passato. Per queste ragioni credo sia possibile immaginare una nuova Camera di Commercio, con una pianificazione duratura che valga almeno per i prossimi 50 anni”.

Anche il presidente Coscia torna a sottolineare i nuovi ambiti ora affidati all’ente: “La digitalizzazione delle piccole e medie imprese permetterà di dare un appoggio alle politiche del Governo, come nel caso del progetto “Impresa 4.0”, finalizzate ad aumentare il livello di innovazione e di modernizzazione tecnologica. Poi c’è il secondo filone relativo all‘avvicinamento tra domanda e offerta di lavoro, cui si aggiunge l’aspetto del sostegno allo sviluppo del turismo. Tutte tematiche nuove che le Camere in precedenza non gestivano e che ora sono chiamate a seguire in un rapporto particolarmente stretto con le Regioni. Naturalmente manterremo quanto si faceva in passato, prima di tutto la tenuta del registro delle imprese, i cui dati sono disponibili in tempo reale in ogni angolo del Paese: il Registro è una realtà che ci invidiano nel resto d’Europa”.

“Un’altra buona notizia è che grazie alle nuove competenze le Camere dovrebbero ottenere maggiori risorse dopo i tagli subiti, anche se al momento le cifre individuate non sono ancora sufficienti a coprire le decurtazioni degli ultimi tre anni. Già nel 2017 abbiamo potuto incrementare i nostri bilanci con cifre minime ma almeno abbiamo registrato una inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, recuperando il 10%.” Occorre infine precisare che sul piano organizzativo interno – che tocca da vicino i lavoratori dei due enti –  l’accorpamento di Alessandria e Asti non dovrebbe comportare conseguenze sul fronte occupazionale. Secondo Livraghi infatti: “Saremo chiamati a disegnare una nuova pianta organica con i dipendenti di tutte e due le Camere di Commercio: una cosa complessa ma gestibile, in modo ragionevole e senza creare sovrannumeri. La logica stessa della riforma, d’altronde, prevede che nell’arco di un paio di anni si arrivi all’ipotesi ottimale prevista dal piano. È previsto un taglio di 2.100 posti di lavoro in tutta Italia, ma che corrisponde alla naturale uscita dei dipendenti per anzianità e pensionamenti da oggi al 2019. Del resto – è questo è un piccolo beneficio per le imprese – il decreto prevede che l’applicazione delle varie misure di accorpamento comporti un risparmio di 39  milioni di euro”.

Quanto ai rapporti tra alessandrini e astigiani, e al fatto che la Camera di Commercio di Alessandria sarà sede legale del nuovo ente, Livraghi dice soltanto: “Si tratta di un problema di rapporti tra rappresentanze, e quindi di un problema eminentemente “politico” che non deve riguardare i miei compiti di Commissario, ma che è lasciato ai Presidenti, alle loro Giunte e ai Consigli. Posso solo rilevare che, dopo molti confronti che sono già stati avviati nei mesi scorsi, mi pare che in entrambi i territori ci sia la volontà di ragionare sulle opportunità positive di questa fusione“.

 

 

 

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