Suicida l’uomo che ha ucciso la moglie fuori da una scuola a Terzigno

Si è tolto la vita Pasquale Vitiello, l’uomo che ieri ha ammazzato la moglie, Immacolata Villani, davanti alla scuola elementare della figlia, a Terzigno, in provincia di Napoli. Un colpo di pistola che non ha lasciato via di scampo alla donna che aveva deciso di lasciarlo. Poi la fuga a bordo di uno scooter.

Il corpo, secondo quanto riferito dai Carabinieri, è stato trovato in via Plinio, poco distante dall’istituto scolastico. L’uomo, ricercato da ieri, è stato trovato durante l’ispezione sul territorio. Era all’interno di un rudere nelle campagne di Terzigno. Vitiello, sempre secondo quanto riportato dai militari che hanno coordinato l’operazione, si sarebbe sparato un colpo di pistola con la stessa arma che aveva usato per uccidere la moglie. Dall’esame del medico legale sarebbe anche emerso che il suicidio risalirebbe a ieri. L’uomo si sarebbe tolto la vita presumibilmente poco dopo l’omicidio della moglie.

Pasquale Vitiello, 36 anni, responsabile di una squadra di pulizie all’Alenia di Pomigliano d’Arco, ieri mattina alle 8.15, a Terzigno, provincia di Napoli, ha ucciso la moglie, Immacolata Villani, 31 anni, casalinga, con un colpo di pistola (pur non avendo il porto d’armi) e poi è scappato su uno scooter. Incurante di tutto. Della figlia di 9 anni che era appena entrata a scuola, dei genitori degli altri bambini sul marciapiede, della donna che avrebbe dovuto proteggere e rispettare e che invece ha ammazzato senza pietà.

Lei voleva separarsi e il 4 marzo, dopo una lite furibonda con tanto di botte, aveva lasciato la casa in cui viveva con il marito e si era trasferita a casa del padre, a Boscoreale, un paese poco distante. E, umiliata e spaventata, aveva denunciato per maltrattamenti il marito e la suocera. Quest’ultima, aveva spiegato la casalinga ai carabinieri, l’aveva presa per il collo, mentre il marito le aveva dato un calcio. Tutto per una discussione banale: Immacolata, Imma come la chiamavano parenti e amici, non riusciva a lavare i capelli alla figlia perché aveva un braccio infortunato e aveva chiesto aiuto al marito. Era bastato così poco per scatenare la sua furia e quella della suocera. Che qualche giorno dopo ha controquerelato la nuora.

La situazione in casa, del resto, era tesa da parecchio tempo, i continui litigi avevano esasperato i rapporti della coppia e Imma aveva trovato conforto in un nuovo amore. Ma il marito non si arrendeva all’idea di perderla, nonostante stessero per trovare un’intesa per una separazione consensuale.

«Sono un incompreso, mi farò giustizia da solo» ha scritto in una lettera ritrovata dai carabinieri nella sua abitazione (la metà di una villetta attigua a quella dei propri genitori). Sono oltre venti le lettere recuperate, ora al vaglio degli inquirenti. La maggior parte è indirizzata alla figlia per la quale Vitiello spende parole di affetto e dedizione; altre lettere sono rivolte ai genitori e a un amico a cui sfoga la sua condizione di uomo respinto. La rabbia e l’odio nei confronti di Imma hanno avuto il sopravvento.

 

( Si ringrazia La Stampa, tutti i diritti sono del proprietario)

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