“Incubo cinghiali e caprioli: queste bottiglie di Ovada docg rischiano di essere le ultime”

«Conservate queste bottiglie di vino: potrebbero essere le ultime della mia azienda». Italo Danielli, viticoltore di Ovada (Alessandria), ha lanciato unaprovocazione agli amministratori pubblici che in settimana hanno partecipato a all’incontro sulla caccia a Palazzo Ghilini, ad Alessandria, sede della Provincia.

 All’ordine del giorno della riunione c’era la norma regionale relativa alla riduzione al 5% del numero dei cacciatori foranei, cioè provenienti da altre regioni, entrata in vigore di recente. Secondo la Regione, infatti, la presenza dei foranei non ha ridotto i danni in agricoltura, mentre c’è da salvaguardare il rapporto tra cacciatore e territorio. Non la pensano così le associazioni agricole e venatorie nonché i sindaci e gli amministratori degli Atc alessandrini. Alle fine, la Regione, presente con l’assessore alla Caccia Giorgio Ferrero, ha aperto alla proposta di aumentare i foranei al 35% solo per la caccia agli ungulati, cioè caprioli e cinghiali, principali imputati dei danni.

I tempi, però, rischiano di essere lunghi. Per questo, Danielli durante l’incontro ha mostrato le bottiglie del suo vino Ovada docg e alcuni tralci di vite con ancora attaccato quel che resta dei grappoli devastati dagli ungulati nel 2017. «Ho chiesto – ha spiegato – all’assessore Ferrero e al presidente della Provincia Gianfranco Baldi di conservare le bottiglie, in quanto rischiano di essere le ultime prodotte nell’Ovadese. Deve essere trovato un equilibrio tra agricoltura e caccia: il numero di animali selvatici è ormai sproporzionato».

I viticoltori stanno già potando le viti, ma non hanno alcuna certezza sul raccolto 2018: o cintano le vigne con spese enormi o non portano a casa quasi nulla. «Servono soluzioni nel breve periodo – dice Baldi -. Ci sono iter da rispettare ma la discussione in Consiglio sulla nuova legge regionale, per esempio, sarà senz’altro sospesa per approvare il bilancio della Regione, e i tempi si allungheranno per forza»

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