Nuovi dazi Usa contro Cina: salta il negoziato economico

Gli Stati Uniti hanno interrotto il dialogo economico con la Cina, nel senso che hanno sospeso un forum usato dal 2008 per risolvere le loro dispute, chiamato Comprehensive Economic Dialogue. I colloqui proseguono a livello di ministri, ma questa decisione sembra anticipare l’arrivo di nuovi dazi per almeno 30 miliardi di dollari, che Washington si prepara ad imporre a Pechino nei prossimi giorni.

L’annuncio lo ha fatto David Malpass, sottosegretario al Tesoro per gli Affari Internazionali, intervenendo ad una conferenza preparatoria per il G20 di Buenos Aires. «I loro mercati – ha spiegato – non adottano la pratica della reciprocità. Per gli altri Paesi non c’è la possibilità di lavorare in Cina, come la Cina lavora altrove». Per questa ragione, Malpass ha rivelato di aver sospeso il Comprehensive Economic Dialogue, perché questo formato di discussione non ha dato i risultati sperati. Il sottosegretario ha chiarito che le linee di comunicazione tra i due Paesi restano aperte, in particolare attraverso le conversazioni private tra il ministro Mnuchin e i suoi omologhi della Repubblica popolare, «allo scopo di riportare il focus sulla liberalizzazione del mercato». Le aspettative di ottenere un risultato positivo però sono poche, e infatti già nei prossimi giorni Washington potrebbe annunciare misure mirate per penalizzare le esportazioni di Pechino.

Durante la campagna presidenziale Trump aveva criticato il deficit commerciale degli Stati Uniti, puntando in particolare il dito contro la Cina. Nelle settimane scorse l’amministrazione ha imposto dazi prima sui pannelli solari e le lavatrici, e poi su acciaio e alluminio. Queste iniziative però non danneggiano in maniera esclusiva la Repubblica popolare, e sono state criticate dagli stessi repubblicani, perché rischiano di avere effetti negativi sull’economia americana a causa delle ritorsioni dei Paesi colpiti. A febbraio Washington aveva chiesto a Pechino di ridurre il suo surplus commerciale da 375 miliardi verso gli Usa di almeno 100 miliardi, ma nulla è successo. Nel frattempo il governo americano ha avviato un’inchiesta sugli scambi con la Cina nel settore tecnologico, dove ad esempio il governo del presidente Xi impone alle aziende Usa che vogliono operare sul suo territorio di cedere la propria tecnologia. Trump ha chiesto al rappresentante per i commerci Lighthizer di preparare dazi per rispondere a queste pratiche, e lui ha preparato misure tra 30 e 60 miliardi di dollari per colpire le esportazioni tecnologiche cinesi. L’annuncio potrebbe avvenire nei prossimi giorni, provocando stavolta uno scontro diretto con Pechino, che possiede 1,2 trilioni di titoli di Stato americani. I dazi contro la Cina, però, hanno un sostegno più diffuso tra i politici americani.

 

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